Novità legislative in materia

Evidentemente mosso dall’esigenza di intervenire in una materia che interessa la generalità dei contribuenti ed in relazione alla quale da tempo sono sorte criticità applicative – foriere di realizzare (come enunciato apertamente nel precedente articolo) vere e proprie disparità ed irragionevolezze operative – il legislatore è intervenuto con il dl 146/2021.

In particolare, a seguito delle modifiche introdotte dal citato dl 146/2021 (art. 5 decies), l’art. 1, comma 741 lett. b) della l. 160/2019, così dispone: “… Nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel territorio comunale o in comuni diversi, le agevolazioni per l’abitazione principale e per le relative pertinenze in relazione al nucleo familiare si applicano per un solo immobile scelto dai componenti del nucleo familiare”.

Orbene, come notato in precedenza le storture applicative della disciplina Imu relativamente, in particolare, ai coniugi che avessero preso (si noti: in maniera del tutto libera e legittima) residenza in immobili ubicati in Comuni diversi, portavano a non riconoscere al nucleo familiare nemmeno una casa di abitazione in relazione ad alcuno degli immobili posseduti. In altre parole, si veniva a creare una sorta di fictio juris per la quale il nucleo familiare risultava – ai fini dell’Imu – alla stregua di un “apolide”: un nucleo familiare al quale, a prescindere dalle motivazioni sottese alla fissazione di residenze in Comuni diversi, veniva tout court negato il diritto a vedersi riconosciuto il più elementare diritto di possedere (giuridicamente parlando) una casa da considerare quale “abitazione principale”. Fin troppo semplice era il sorgere della domanda circa il luogo ove siffatti nuclei familiari dovessero condurre la loro quotidiana esistenza, ma tant’è: il risultato di una lettura rigorosa sino all’eccesso delle norme in materia conduceva a tale abnormità (summum jus, summa iniuria).

Oggi, salutiamo con un iniziale favore l’intervento del legislatore – sopra letteralmente riportato – in ordine al quale, però, corre l’obbligo di formulare una breve osservazione.

In particolare, così come formulata la norma pare possa trovare applicazione solo per l’avvenire.

E per il passato? Il legislatore ben avrebbe potuto intervenire con una norma di natura dichiaratamente “interpretativa”, così da risolvere in radice ed in maniera ragionevole ed equa le problematiche tutt’ora in essere. Così non è stato, e probabilmente s’è persa un’occasione per fare chiarezza e acquietare i rapporti tra contribuenti ed enti locali che da tempo si confrontano sulla materia. C’è da aspettarsi uno sviluppo giurisprudenziale ulteriore circa tale aspetto della questione, con un occhio particolare alla Corte Costituzionale che è stata chiamata e pronunciarsi sulla complessiva materia dell’Imu e l’applicazione di quest’ultima ai nuclei familiari con residenze diverse. Da parte nostra, preme ribadire come una lettura della normativa che porti al totale disconoscimento del trattamento “prima casa” sia inaccettabile.

 

Tommaso Delfini

Avvocato Tommaso Delfini – Consulente UPPI Modena